Il cicilio: il dolce pasquale made in Sicily

Il cicilio: il dolce pasquale made in Sicily

Siamo reduci da una Pasqua inusuale, passata nella solitudine delle nostre abitazioni, in cui abbiamo sacrificato i vari momenti di aggregazione cosi’ come i conviti con le nostre famiglie.

Come ho gia’ scritto nell’ intro categoria, anche una particolare pietanza puo’ farci rivivere determinati momenti intrisi di ricordi o luoghi visitati.

Con il dolce tipico di cui vi parlo oggi torno indietro nella mia infanzia, alle tavole sontuose organizzate a casa dei nonni paterni, in cui tutti i genitori stavano nel tavolo dei grandi e la varia prole aveva un tavolo separato, quello dei piccoli.

Dopo l’abbondante pranzo pasquale c’era il rituale della distrubuzione delle uova di cioccolato a tutti i cugini di QUALSIASI eta’, dopo di che si ritornava tutti a casa.

Al rientro il tour de force non finiva mica: si partiva alla volta della visita di tutti i parenti per lo scambio degli auguri (e delle altre uova di cioccolato).

Alcune zie, dalle sapienti mani e con la passione per la cucina, ci tenevano in aggiunta, a donarci un dolce tipico siciliano chiamato “cicilio” o “aceddu ccu l’ova” letteralmente “uccello con le uova”.

Come si presenta questo dolce?

La base è in pasta frolla, la particolarita’ sta nelle forme che si possono creare: una colomba, un coniglietto, una campana, un cuore, un cestino; al centro vengono riposti uno o piu’ uova sode, si aggiungono delle codette colorate, ed infine viene cotto in forno.

Un po’ di storia del cicilio

In passato, parliamo almeno degli anni  50, il cicilio veniva preparato per sopperire alla mancanza delle uova di cioccolato (troppo costose per le condizioni di allora) cosi’ le esperte mani delle donne siciliane davano vita a questo dolce tipico che si è tramandato di generazione in generazione.

Con il passare degli anni la preparazione di questo dolce, divento’ anche un pretesto per riunire intere famiglie nella sua preparazione, ed aiutarsi a vicenda.

Piu’ uova il cicilio conteneva, piu’ veniva considerato “importante” e con maggiore significato agli occhi di chi si donava.

Quest’anno ho deciso di ricrearli, cosi’ da rivivere un po’ di ricordi e far si’ che questo genere di tradizioni non vengano dimenticate, ma anzi possano essere da monito per creare nuovamente situazioni di aggregazioni familiari, quando ne avremmo di nuovo la fortuna.

Agata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *